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Ora la mente è pronta, e osserva.
Il profondo ha subito danni più ingenti del previsto: un castello di
pensieri, timori, su una montagna di perché, di ma e di se.
Li circonda un fossato ripido e profondo, che protegge,
come una sciarpa ghiacciata.
Il ponte levatoio ogni tanto si abbassa e io mi affaccio,
assaggio, conosco, riconosco; i meccanismi, livellati semplici
da un assestamento durato millenni: leggerezza.
Ma da consci è più difficile e una forza come calamita non accetta,
mi riporta indietro.
E se poi il ponte si richiudesse, dietro me?
Alle volte, dal carnevale quotidiano, allegre fanciulle si avvicinano al
dirupo, ignare si affacciano entusiaste al baratro, e mi regalano piume
di parole, sorrisi, e mi lanciano coriandoli di leggerezza, e
sporgendosi arrivano quasi a sfiorarmi le labbra.
Profumi felici, come spilli ghiacciati, mi ricordano che vivo. Ma è un
attimo, e le emozioni di un tempo si sciolgono ai miei piedi in
pozzanghere di vita che mi affretto ad asciugare.
E quando l'alba illumina il castello, quegli occhioni nuovi e grandi, e
quel mio nuotarci inaspettato e intenso, sono solo il ricordo di una eco
che rimbalza nel dirupo.
Dai muri-pensieri le emozioni scivolano via, quasi subito.
Il sole sorge ancora e io, seduto sopra le alte mura, osservo,
con incredulo sorriso, il freddo fossato che mi avvolge,
e che io stesso ho scavato, sputando nebbia,
per proteggermi dal...
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